Indice
- Ance chiede proroga o SAL straordinario al 29 febbraio 2024
- Federcepicostruzioni: intervengano le partecipate o sarà una catastrofe
- Crediti incagliati: proposte degli esodati
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Le proposte degli Esodati del Superbonus
- Slittamento dei termini: come e per chi
- Superbonus e reddito di riferimento: variazione soglia
- Acquisto crediti fiscali da parte delle partecipate dirette dal MEF
- Cessione delle singole annualità
- Distribuzione del credito di imposta negli anni
- Proroga validità DURC e moratoria sui debiti
- Sequestro crediti fiscali: deroga esplicita all’art. 321 Codice di Procedura Penale
- Miglioramento della funzione per l’interscambio nel cassetto fiscale AdE
- Crediti fiscali e BTP Forward
- Discount Rate Cap per le operazioni di Cessione dei Crediti d’imposta
- Interpretazione autentica su data e invio fatture
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Le proposte degli Esodati del Superbonus
Dopo il Decreto Legge 212 del 29 dicembre 2023 ecco che le diverse associazioni legate al Superbonus fanno alcune richieste che non sono da sottovalutare visti i numerosi cantieri che sono ancora attivi in tutta Italia.
Nel seguente articolo vedremo le richieste delle tre principali associazioni di professionisti e non e quali sono le proposte che formulano.

Ance chiede proroga o SAL straordinario al 29 febbraio 2024
Secondo i costruttori, si salverebbero 25.000 cantieri condominiali sui 40.000 ad oggi incompiuti.
Il nuovo Decreto Superbonus, il DL 212/2023 che ha fatto salvi i cantieri superbonus non terminati, ha scontentato un po’ tutti i soggetti coinvolti negli interventi incompiuti.
Secondo la Presidente dell’Ance Federica Brancaccio, audita martedì 16 Gennaio 2024 dalla Commissione Finanze della Camera, il Decreto “avrebbe dovuto permettere, a chi avesse in corso un intervento in avanzato stato di realizzazione, di poterlo ultimare entro 2/3 mesi, usufruendo dell’aliquota del 110%”.
“In questo modo – ha spiegato -, quegli interventi che fossero stati rallentati dalle ricorrenti difficoltà nella cessione dei crediti, dovute ai continui cambi normativi degli ultimi mesi, avrebbero potuto concludersi ordinatamente, evitando contenziosi tra condomini-committenti e imprese, e scongiurando pericolosi blocchi dei lavori, che avrebbero potuto costituire una minaccia patrimoniale a carico delle famiglie per il recupero, da parte dell’Agenzia delle Entrate, dei crediti già loro concessi”.
La soluzione individuata dal Governo – sottolinea l’Ance – contiene invece solo una sanatoria che permette ai contribuenti di mantenere gli incentivi fruiti sino al 31 dicembre 2023 anche in caso di mancata conclusione dei lavori. Il decreto – aggiunge Brancaccio – non riduce quindi in nessun modo il problema delle famiglie e delle imprese e la soluzione individuata rischia piuttosto di favorire l’abbandono dei cantieri e le opere incompiute.
Ance ricorda che, in base agli ultimi dati del monitoraggio Enea-Mase, a fronte di circa 10 miliardi di euro di lavori da terminare nei condomini, è possibile stimare in 40.000 il numero di cantieri condominiali incompiuti, per un totale di circa 350.000 famiglie coinvolte e un valore dei contratti pari a 28 miliardi di euro.
“Con questo provvedimento (il DL 212/2023) – denuncia Brancaccio -, non solo i lavori avviati rischiano di non essere conclusi ma si acuisce fortemente il rischio di decine di migliaia di contenziosi tra condomini e imprese e viene reso vano lo sforzo compiuto dallo Stato per finanziare un sistema di incentivi volto ad efficientare il patrimonio edilizio esistente.
Senza contare che le misure adottate favoriscono comportamenti scorretti diretti ad acquisire incentivi fiscali consistenti, senza garantire l’effettivo raggiungimento dell’obiettivo sotteso al riconoscimento del Superbonus. Il decreto rischia quindi di produrre solo scheletri urbani con cantieri fermi e tribunali intasati, premiando i furbi che hanno intascato fondi pubblici senza finire i lavori”.
Per le famiglie a basso reddito, la norma rimanda al Fondo per gli incapienti per l’erogazione di uno specifico contributo. “Tale previsione normativa – secondo i costruttori – rischia seriamente di rimanere inattuata, visto che la disponibilità finanziaria dello strumento, ad oggi, è assai limitata (si parla di una dotazione complessiva di circa 16 milioni, pari allo 0,16% dei lavori ancora da concludere).
Ance: vediamo nel dettaglio la proposta
Secondo Ance, quindi, è necessario garantire una chiusura ordinata dei cantieri in corso, salvaguardando anche l’obiettivo del miglioramento energetico e sismico dei fabbricati interessati dai lavori.
L’Ance ha individuato due ipotesi di integrazione delle nuove disposizioni, tra loro alternative, finalizzate ad ottenere:
1. una proroga del Superbonus per le spese sostenute sino al 29 febbraio 2024, riconoscendo la stessa percentuale di detrazione riconosciuta al 31 dicembre 2023 (110% o 90%, a seconda della data della delibera assembleare e della presentazione della CILAS) per interventi, sia ‘trainanti’ che ‘trainati’, effettuati su condomini, o su edifici composti da massimo 4 unità e interamente posseduti da una persona fisica, per i quali è stata esercitata l’opzione per la cessione del credito o per lo sconto in fattura, realizzati, al 31 dicembre 2023, per almeno il 60% dell’intervento complessivo;
oppure
2. la possibilità di emissione di un SAL straordinario al 29 febbraio 2024, così da far rientrare nel Superbonus al 110% (o al 90%) tutti i lavori realizzati entro tale data e con possibilità di optare per la cessione del credito o per lo sconto in fattura, anche se il SAL non raggiunge le percentuali minime previste dalla norma (30%, 30% e 40%).
Consentire di chiudere ordinatamente l’esperienza del Superbonus, attraverso l’emissione di un SAL straordinario o la concessione una mini-proroga di poche settimane solo ed esclusivamente per concludere i cantieri con un elevato stato di avanzamento permetterebbe, secondo le stime dell’Ance, di salvare circa 25.000 cantieri e più di 220.000 famiglie.
Federcepicostruzioni: intervengano le partecipate o sarà una catastrofe
Nei meccanismi di cessione dei crediti fiscali derivanti da bonus edilizi “permangono enormi difficoltà” e “sono ormai oltre 20.000 le imprese edili che hanno eseguito lavori e non riescono a cedere crediti fiscali per 25 miliardi di euro. Una situazione estremamente grave che ha determinato il blocco dei lavori in 30.000 condomini”.
Così Antonio Lombardi, presidente nazionale di Federcepicostruzioni, associazione datoriale che rappresenta oltre 10.200 imprese del comparto Costruzioni. La Federazione ricorda l’enorme valenza strategica (e l’enorme interesse) del Superbonus 110% – confermata dagli ultimi dati ENEA – nonostante lo stop deciso dal Governo alla fine dello scorso anno.
Gli investimenti monitorati al 31 dicembre 2023 ammontano a oltre 104 miliardi di euro, ma il dato più eloquente e rappresentativo, secondo Federcepicostruzioni, concerne gli edifici complessivamente riqualificati e messi in sicurezza: 461.433 al 31 dicembre 2023.
Federcepicostruzioni: vediamo nel dettaglio la proposta
“Se da un lato questi dati del superbonus testimoniano l’indubbia capacità di attivare considerevoli investimenti, di fungere da volano per l’intera economia, e di impattare sensibilmente sulla riqualificazione energetica e antisismica del patrimonio immobiliare italiano – spiegano i costruttori – dall’altro ripropongono un vero e proprio dramma, per le imprese, che si trascina ormai fin dall’attivazione del bonus”.
“Senza tempestivi ed efficaci interventi – aggiunge Lombardi -, si rischia una catastrofe economica e sociale che impatterà anche sul sistema giudiziario. Sono già numerosi i contenziosi sorti tra imprese e condomini”.
“La politica – conclude Federcepicostruzioni – deve assumersi la responsabilità di proteggere le imprese e le famiglie dalle conseguenze drammatiche che potrebbero scaturirne, definendo una exit strategy dal Superbonus che non gravi, come sta avvenendo ora, esclusivamente sulle imprese”.
La proposta di Federcepicostruzioni è quella di aggirare un sistema creditizio e finanziario che ha lucrato e ancora lucra non poco sui crediti del Superbonus, con tassi di interesse del 30% e oltre, attivando le partecipate dello Stato, affinché siano queste a rilevare i crediti delle imprese, tempestivamente e a condizioni meno onerose.
CNA: senza proroga si apre la strada a contenziosi per 6 miliardi
E invece, “con il DL 212/2023 il Governo ha scelto di non dare risposte a imprese e cittadini sulle criticità del Superbonus 110%, ignorando le sollecitazioni della CNA a definire una exit strategy ordinata” – commenta la Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa.
CNA Costruzioni e CNA Installazioni Impianti sottolineano che la mancata proroga (circoscritta e limitata nel tempo) per portare a termine migliaia di cantieri rappresenta l’indifferenza o la sottovalutazione dell’esecutivo rispetto a una situazione complessa e complicata che nel tempo ha stratificato i problemi alimentati da una normativa priva di certezza e stabilità.
Anche CNA riprende i recenti dati Enea per evidenziare che “il rischio di contenziosi riguarda 6 miliardi di euro di investimenti per la riqualificazione dei condomini, ammessi a detrazione ma senza più opzione di cessione del credito e con beneficio dal 110% al 70%”.
Anche la “misura di sostegno al reddito” introdotta dal decreto rappresenta – secondo CNA – l’ennesima chimera. La capacità di dare risposte alle criticità del Superbonus 110% è tutt’altro che certa, essendo subordinata all’emanazione di un ulteriore decreto e richiedendo una preventiva esposizione finanziaria da parte del condomino che alimenta incertezza e preoccupazione.
Inoltre – secondo CNA -, “il fondo per compensare il differenziale tra il 110% e il 90% si è rivelato da subito decisamente inefficace. La mancanza di chiarezza e garanzie nella operatività del fondo non fa altro che preparare il terreno per ulteriori tensioni e dispute all’interno della comunità condominiale”.
“Le legittime aspettative di cittadini e imprese per concludere gli interventi di riqualificazione in modo ordinato sono state tradite confermando il profondo divario tra le reali esigenze del Paese e gli orientamenti della politica” – conclude la Confederazione.
Crediti incagliati: proposte degli esodati
Audizione dell’Associazione in Commissione Finanze. Presentate e discusse 12 proposte volte a risolvere le criticità legate al blocco dei crediti fiscali.
Le proposte degli Esodati del Superbonus
In sintesi, le proposte riguardano i seguenti temi:
Slittamento dei termini: come e per chi
L’associazione propone alcune deroghe per i seguenti soggetti:
- contribuenti che hanno sostenuto le spese nell’anno 2022, e non sono riusciti a cedere il credito, e che hanno perso l’annualità 2023. Relativamente alle spese sostenute nel 2022, sarebbe auspicabile differire il termine per l’esercizio dell’opzione di cui all’art. 121 comma 1 e il relativo termine di utilizzo del credito d’imposta, prevedendo che la quota di credito non fruita nell’anno possa essere utilizzata negli anni successivi;
- condomini e gli altri soggetti di cui all’art. 119 comma 9, che potevano sostenere le spese al 110% fino al 31 dicembre 2023, per i quali si chiede in via principale che il beneficio fiscale sia confermato nella misura del 110% entro il 30 giugno 2024 con la condizione di aver realizzato al 31 dicembre almeno il 30% dell’intervento complessivo. In via subordinata si chiede la possibilità di rateizzare il 30% delle spese ammissibili al bonus non coperte dallo sconto in fattura del 70% sul corrispettivo dovuto per la realizzazione degli interventi agevolati dal Superbonus. Su questo si suggerisce l’intervento di CDP o SACE nel meccanismo finanziario del Superbonus aprirebbe nuove prospettive. Come si legge nel documento, “L’idea che questi enti possano fornire un finanziamento alle imprese per coprire il 30% residuo del Superbonus, faciliterebbe notevolmente la gestione dei costi e la prosecuzione dei lavori. Le imprese, a loro volta, potrebbero concedere ai committenti una rateizzazione del pagamento, allineata con il finanziamento ricevuto, alleggerendo così il carico finanziario immediato sui proprietari degli immobili”. Inoltre, si dovrebbe chiarire che le unifamiliari che non hanno terminato i lavori al 31 dicembre 2023 possano continuare i lavori con i bonus minori (bonus casa, sisma bonus, ecobonus) mantenendo la validità della CILAS presentata per il Superbonus come titolo abilitativo.
- cittadini che hanno acquistato immobili e hanno usufruito dei benefici prima casa e che hanno lavori in corso di efficientamento energetico e/o miglioramento sismico per i quali va prevista una proroga di ulteriori sei mesi dalla data di ultimazione dei lavori o sei mesi dalla scadenza del titolo edilizio.
- tutti i beneficiari che abbiano sostenuto le spese al 31 dicembre 2023 per i quali si chiede uno slittamento del termine per inviare ad AdE la comunicazione dell’esercizio dell’opzione di cessione del credito, attualmente prevista per il 16/03/2024, al 16/11/2024, per non perdere irrimediabilmente la prima annualità; questo perché che i termini di istruttoria dei pochi istituti ancora attivi nella circolazione del credito sono spesso lunghi e il rischi di non riuscire a cedere entro il 16 marzo sono molto elevati.
Superbonus e reddito di riferimento: variazione soglia
Secondo l’associazione, il reddito di riferimento di cui all’articolo 119 comma 8 bis , è un parametro il cui calcolo per i beneficiari spesso è di non immediata comprensione, ed è troppo restrittivo, per cui rende poco fruibile l’accesso al contributo previsto dall’articolo 1 del D.L. n.. 212/2023. Si chiede quindi la sostituzione con un ISEE di 20.000 euro, estendendolo a coloro che entro la data del 31 dicembre 2023 abbiano raggiunto uno stato di avanzamento dei lavori non inferiore al 30%.
Acquisto crediti fiscali da parte delle partecipate dirette dal MEF
Un altro capitolo di proposte riguarda l’acquisto immediato dei crediti fiscali da parte delle partecipate dal MEF, con particolare riferimento a Poste Spa, Cassa Depositi e Prestiti, Medio Credito Centrale (MCC), e Monte dei Paschi di Siena (MPS).
Secondo l’Associazione, su input del MEF (quindi senza che sia necessario emanare alcun decreto), le aziende partecipate di Stato potrebbero attivarsi subito, in quanto avendo già operato sul mercato sono in possesso di idonee piattaforme informatiche atte all’espletamento del servizio. In questa maniera si contribuirebbe al riassorbimento di parte dei crediti incagliati e, al contempo, si invierebbe un segnale di concreta fiducia agli operatori privati.
In particolare, per quello che concerne Poste Spa, si chiede che venga ripristinato il plafond di 150mila euro per ogni codice fiscale. Inoltre dovrebbe essere resa possibile la ricessione degli stessi ad altre società controllate come ad esempio Leonardo, Fincantieri, Ferrovie dello Stato, Anas etc., dotate di altissima capacità fiscale, permettendo così l’immediata acquisizione sia dei crediti maturati con sconto in fattura da parte delle imprese esecutrici, sia dei crediti detenuti dai professionisti e, dai beneficiari committenti, che a seguito della brusca interruzione del servizio di acquisto dei crediti da parte di Poste Italiane S.p.A. (avvenuta all’inizio del mese di novembre 2022) non hanno più alcuna possibilità di cessione.
Cessione delle singole annualità
Secondo gli Esodati, come già consentito a imprese e professionisti, è necessario che i beneficiari che decidano di avvalersi della cessione del credito possano cedere le singole rate annuali di cui il credito si compone, in deroga al provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 3 febbraio 2022, prot. n. 35873 che prevede per le rate residue non fruite l’opzione si riferisca a tutte le rate residue.
Distribuzione del credito di imposta negli anni
Facendo riferimento alle disposizioni normative che prevedono che:
- per gli interventi di cui all’articolo 119 del Decreto Rilancio, in deroga all’articolo 121, comma 3, terzo periodo, del medesimo decreto-legge, i crediti d’imposta derivanti dalle comunicazioni di cessione o di sconto in fattura inviate entro il 31 marzo 2023, possono essere fruiti in 10 rate annuali di pari importo
- per le spese sostenute dal 1° gennaio al 31 dicembre 2022, la detrazione può essere ripartita, su opzione del contribuente, in dieci quote annuali di pari importo a partire dal periodo d’imposta 202
si propone l’estensione di tali misure anche a tutti i crediti maturati e maturandi dando eventualmente la possibilità di ripartire le rate residue fino a 15.
Proroga validità DURC e moratoria sui debiti
Si propone l’introduzione di una disposizione normativa urgente che preveda:
- opportune proroghe in materia di regolarità contributiva (DURC) per quelle imprese in possesso di crediti incagliati;
- la sospensione di protesti, decreti ingiuntivi, azioni legali da parte di banche / fornitori / istituzioni finanziarie o segnalazioni in CRIF per mancati pagamenti, per le imprese, i professionisti, i privati committenti e per i loro fornitori, che a seguito della mancata monetizzazione dei crediti d’imposta non hanno potuto onorare i debiti contratti. Una volta avvenuto il pagamento del debito nominale, ricorrendo eventualmente anche alla cessione dei crediti in favore dei creditori senza aggravi di spese e oneri legali, si potrà provvedere alla cancellazione d’ufficio di tutte le azioni e o segnalazioni.
Sequestro crediti fiscali: deroga esplicita all’art. 321 Codice di Procedura Penale
È necessaria anche un’esplicita deroga all’art. 321 C.P.P. per i crediti fiscali acquistati dal cessionario in buona fede in quanto, come dimostrato da numerose recenti sentenze della Suprema Corte di Cassazione, il sequestro di tali crediti in capo al cessionario, anche incolpevole, è purtroppo sempre possibile.
Spiega l’Associazione che senza tale esplicito e dirimente dispositivo normativo, la circolazione effettiva e su grandi volumi dei crediti sarà comunque impossibile. Infatti, numerosi istituti di credito hanno interrotto l’acquisto proprio a seguito di tali sentenze, essendo comunque presente un rischio di sequestro e quindi di perdita del capitale investito, anche qualora sia stata assolta l‘adeguata diligenza richiesta al cessionario.
Miglioramento della funzione per l’interscambio nel cassetto fiscale AdE
L’Associazione propone di aggiungere una funzione specifica di caricamento documentazione che certifica il credito fiscale presente nel cassetto, con cessione illimitata del credito.
Sostanzialmente, una volta che i crediti d’imposta siano stati verificati dall’Agenzia delle Entrate e che questa confermi la bontà degli stessi fornendo un apposito bollino – sarebbe opportuno permettere la libera circolazione del relativo credito, rendendo le cessioni illimitate.
Crediti fiscali e BTP Forward
La proposta riprende una ipotesi circolata in passato ma accantonata per alcune criticità e, pur suggerendo di impiegare il medesimo strumento finanziario, i BTP, mira ad affrontare il problema solo come strumento emergenziale e residuale.
In particolare la proposta originaria prevedeva una sostituzione 1:1 dei crediti d’imposta (CDI) detenuti dai beneficiari con una somma equivalente in BTP. La proposta dell’Associazione è più articolata e sarebbe riservata ai soggetti maggiormente svantaggiati, detentori di CDI che, nel periodo che va dal riconoscimento del credito nel proprio cassetto fiscale alla scadenza della prima rata, non sono stati né in condizioni di compensare/detrarre i crediti né di venderli.
La soluzione “BTP forward” funzionerebbe in questo modo:
- i detentori di CDI che desiderano ricorrere a questa soluzione si presentano presso la propria banca, o presso una banca del circuito convenzionato e forniscono alla banca tutta la documentazione necessaria in modo da permettere lo svolgimento delle analisi c.d. AML e KYC, e la documentazione prevista dal dl 11/2023 o apposito bollino fornito dall’Agenzia delle Entrate;
- al superamento dei controlli previsti, il richiedente, sia esso persona fisica o giuridica, riceverà il “pacchetto BTP forward”;
- il “pacchetto BTP forward” è composto di una promessa di consegna a termine di un importo predeterminato di BTP che verranno emessi e accreditati al beneficiario il 31 dicembre dell’anno di scadenza di ciascuna annualità dell’incentivo ceduto.
Il pacchetto BTP forward è una promessa di consegnare BTP (con importo, scadenza e tasso da determinarsi, i primi due preventivamente, il terzo alla consegna del titolo in ragione dei tassi di mercato) al richiedente:
- Prima rata di BTP con data di emissione 31/12/2024
- Seconda rata di BTP con data di emissione 31/12/2025
- Terza rata di BTP con data di emissione 31/12/2026
- Quarta rata di BTP con data di emissione 31/12/2027
Il richiedente potrebbe cedere immediatamente il pacchetto BTP forward alla banca presso cui ha effettuato l’operazione, ed ottenere un corrispettivo monetario. Gli importi dei BTP consegnati a scadenza e il valore del corrispettivo di conversione dovrebbero essere stabiliti a priori dal provvedimento.
La convenienza della conversione potrebbe essere ridotta, ad es. Bonus 110 con valore di conversione pari a 80/110 e Bonus decennali con valore di conversione a 70/100. La ratio è quella di limitare i danni, con un prezzo minimo, non conveniente ma che non avalla proposte di acquisto inaccettabili come quelle che si sono viste in questi mesi.
Discount Rate Cap per le operazioni di Cessione dei Crediti d’imposta
Alla luce dell’aumento significativo dei tassi di sconto sul valore nominale dei crediti d’imposta oggetto di compravendita, per evitare ulteriori speculazioni dovrebbe essere previsto per legge un Discount Rate Cap (DRC) come già previsto per il regolamento di altre operazioni finanziarie (es: anticipo fatture o factoring) collegato ad un tasso variabile di riferimento con valori europei, quali EURIRS e/o BCE, che tenga conto dell’inflazione e a seguito del quale definire uno spread bancario aggiuntivo che sia comparabile con chiarezza tra tutti gli operatori, come già avviene per i mutui.
Interpretazione autentica su data e invio fatture
L’Agenzia delle Entrate ha confermato che le spese che usufruiscono dello sconto sul corrispettivo applicato in fattura dal fornitore ai sensi dell’art. 121 comma 1 lett. a) del DL 34/2020, si considerano sostenute per cassa.
Rispetto a questo quadro consolidato, il Fisco ha sottolineato come la data di emissione della fattura non sia “automaticamente” quella indicata nella fattura, ma sia la data in cui la fattura stessa viene messa a disposizione del cessionario/committente e, quindi, nel caso di fattura elettronica, la data di invio della fattura al cessionario/committente a mezzo SdI, che di norma invece ha un differimento puramente tecnico di 12 giorni.
Secondo l’Associazione si tratta di un’interpretazione restrittiva che non trova alcun riscontro con la legge, per cui si auspica un intervento del Governo con un’interpretazione autentica, chiarendo che a far fede debba essere la data della fattura e non quella di invio allo SdI.
Allo stesso modo, si chiede un chiarimento se siano imputabili all’anno 2023 i bonifici emessi in data entro il 31/12/2023 ma accreditati al fornitore nel 2024.