In queste settimane abbiamo parlato molto del DL quater e tutte le ultime novità sul Superbonus e come fare per non perdere questa importantissima agevolazione.
In questo articolo vi riportiamo le dichiarazioni di due importanti categorie di associazioni che sono in prima linea per il Superbonus, cioè ANCE (Associazione Nazionale Costruttori Edili) e ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani).

Superbonus 110% e dl quater quater: il commento di ANCE
“Siamo consapevoli della necessità del Governo di tenere sotto controllo la spesa, ma cambiare le regole del Superbonus in 15 giorni significa penalizzare soprattutto i condomini che sono partiti per ultimi”.
Inizia così l’intervento di Federica Brancaccio, presidente ANCE, sulla revisione sul meccanismo del Superbonus 110% operata dal Governo con l’approvazione del Decreto Aiuti-quater.
Secondo quanto previsto all’art. 7 della bozza del provvedimento, saranno operate delle modfiche a carico dei soggetti beneficiari del superbonus:
- edifici unifamiliari (art. 119, comma 9, lettera b) del Decreto Rilancio);
- condomini ed edifici plurifamiliari fino a 4 u.i. e unico proprietario (art. 119, comma 9, lettera a) del Decreto Rilancio).
In particolare per gli edifici unifamiliari con SAL al 30% dei lavori al 30 settembre 2022, sarà possibile fruire della detrazione al 110% per le spese sostenute fino al 31 marzo 2022.
Non solo: per gli edifici unifamiliari è prevista una proroga dell’utilizzo delle agevolazioni fiscali dall’1 gennaio 2023 al 31 dicembre 2023, ma con aliquota al 90% e a due condizioni:
- l’edificio deve essere abitazione principale;
- il contribuente deve avere un reddito di riferimento non superiore a 15.000 euro.
Nel caso di condomìni ed edifici plurifamiliari fino a 4 u.i. l’aliquota scende al 90% già per le spese sostenute dall’1 gennaio 2023, con la possibilità di mantenere il 110% solo a condizione di avere aperto una CILA entro il 25 novembre 2022.
Secondo Brancaccio le nuove norme non tutelerebbero proprio i condomini delle periferie e delle fasce meno abbienti – ovvero quelle che il nuovo esecutivo dichiara di volere proteggere e valorizzare con la rimodulazione delle detrazioni – che per far partire i lavori hanno avuto bisogno di tempi più lunghi e della necessità di vedere interamente coperti finanziariamente gli interventi.
La richiesta è quindi sempre di un confronto con il Governo, in modo serio e responsabile, “per evitare che a pagare siano i più deboli e le imprese regolari” continua la Presidente Ance.
Per quanto riguarda la cessione dei crediti cosa ne pensa l’ANCE?
Sul problema della cessione dei crediti, se si apprezza l’attenzione del Governo e del Ministro Giancarlo Giorgetti, Brancaccio evidenzia comunque che si attende di capire quale soluzione sia allo studio “per evitare che tante imprese falliscano per mancanza di liquidità e questo sì con un costo sociale ed economico insostenibile per la collettività”.
Pesano sicuramente le parole del ministro del MEF, che nel corso della conferenza stampa relativa all’approvazione del Decreto Aiuti-quater, ha anche messo in chiaro che la cessione rappresenta un’opzione e non un diritto, perché diversamente si sarebbe creata una vera e propria moneta.
Brancaccio spiega:
“Se il credito di imposta non sarà monetizzabile, ancora una volta gli interventi potrà farli solo chi ha disponibilità economica e possibilità di compensare direttamente: dunque, solo i più abbienti”.
Un problema già sottolineato anche dalle organizzazioni sindacali: “l’effetto combinato delle modifiche al superbonus e della mancata monetizzazione dei crediti fiscali acquisiti – conclude la presidente ANCE – genererà un aumento della disoccupazione ed effetti depressivi sul Pil, con ovvie ricadute anche sui conti dello Stato”.
Superbonus 110% e dl quater quater: il commento di ANCi
A seguito dell’approvazione in Consiglio dei Ministri del Decreto Aiuti-quater, l’Associazione Nazionale Comuni Italiani ha pubblicato una nota informativa relativa all’art. 10 del provvedimento, inerente le procedure di affidamento di lavori, servizi e forniture, norma richiesta peraltro da ANCI stessa.
In particolare, il testo della norma dispone che:
- all’articolo 1, comma 1, lettera a), del D.L. n. 32/2019, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 55/2019, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: “L’obbligo di cui al periodo precedente per i comuni non capoluogo di provincia è da intendersi applicabile alle procedure il cui importo è pari o superiore alle soglie di cui all’articolo 1, comma 2, lettera a), del decreto-legge 16 luglio 2020, n. 76, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 settembre 2020, n. 120” (comma 1);
- alle stazioni appaltanti destinatarie di finanziamenti del PNRR o del PNC che, pur in possesso dei requisiti, non hanno avuto accesso al fondo di cui all’articolo 26, comma 7 e ss. del decreto legge n. 50/2022 e non risultano beneficiarie delle preassegnazioni di cui all’articolo 29 del D.L. n. 144/2022 del 2022 e dell’articolo 7 del DPCM 28 luglio 2022, ma che comunque hanno proceduto entro il termine del 31 dicembre 2022 all’avvio delle procedure di affidamento dei lavori ricorrendo a risorse diverse da quelle di cui al comma 6 del citato articolo 26 del decreto legge n. 50/2022 possono essere assegnati contributi, a valere sulle risorse residue disponibili al termine della procedura di assegnazione delle risorse del Fondo, finalizzati a fronteggiare gli incrementi di costo derivanti dall’aggiornamento dei prezzari di cui ai commi 2 e 3 del medesimo articolo 26. All’attuazione del presente comma si provvede con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze da adottare entro 60 giorni dall’entrata in vigore della presente disposizione (comma 2).
Affidamenti diretti: il commento di ANCI
ANCI spiega che la norma riguarda la delicata questione degli affidamenti diretti per i Comuni per opere PNRR e interviene sull’accesso ai contributi di cui al fondo opere indifferibili per gli enti rimasti esclusi dall’applicazione del DPCM del 28 luglio 2022.
Il primo comma riguarda i Comuni non Capoluogo per gli interventi PNRR e PNC e dispone che, come richiesto dall’ANCI, questi enti possano compiere affidamenti diretti fino a 139mila euro, per acquisti di servizi e forniture. Solo oltre questa soglia di acquisti di servizi e forniture, scatta l’obbligo di ricorrere alle aggregazioni, attraverso ad esempio Centrali di committenza e Soggetti aggregatori; Unioni di Comuni, Consorzi e Associazioni; Province e Città Metropolitane; Comuni Capoluogo di Provincia.
Invariata a 150mila euro invece la soglia per affidamenti diretti per lavori, sempre per opere finanziate a valere su risorse del PNRR e del PNC, oltre la quale scatta l’obbligo per i medesimi Enti di ricorrere alle aggregazioni.
Accesso al Fondo opere indifferibili
In riferimento al secondo comma, le stazioni appaltanti rimaste escluse dalla compensazione per la variazione dei prezzi dei materiali da costruzione, per opere PNRR e PNC (articolo 26, c. 7 del decreto Aiuti 50/2022), possono accedere ai contributi di cui al fondo per l’avvio delle opere indifferibili, regolato dal DPCM del 28/7/2022.
In particolare, la norma prevede che i contributi residuali rispetto alle richieste di accesso al fondo già pervenute, finanzieranno le amministrazioni che sono in possesso dei requisiti richiesti dal DPCM stesso e che hanno provveduto ad avviare le procedure di affidamento dei lavori entro il 31 dicembre 2022.
Molti comuni, anche in adesione ad Accordi Quadro con Invitalia, avevano infatti bandito le procedure di affidamento per interventi PNRR e PNC prima del 18 maggio 2022 – data a decorrere dalla quale, come previsto dal DPCM, potevano essere effettuate le richieste di accesso al fondo avvio opere indifferibili – né risultano beneficiari delle preassegnazioni previste dal decreto legge n. 144/2021 che richiama interventi specifici del PNC.
Con il Decreto Aiuti- quater si apre la possibilità di accedere al fondo in questione, fermo restando che le modalità operative saranno stabilite con apposito decreto del MEF da adottare entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto legge.